Utenti danneggiati da Apple chiedono i sorgenti del firmware 1.1.1

di Simone Dosoli 174 views0

Molti possessori della prima versione di iPhone hanno fatto causa ad Apple e AT&T per la presunta rottura della legge antitrust, chiedendo di poter avere il codice sorgente della del sistema operativo v. 1.1.1.

Il tutto è cominciato nell’ottobre 2007 e vede le due società accusate di violare alcune leggi in materia di tutela della leale concorrenza, tra cui lo Sherman Act, con l’adesione al contratto pluriennale che obbliga gli utenti americani (e non solo) a non poter scegliere la propria compagnia telefonica.

Questo mercoledì le parti civili hanno richiesto al giudice James Ware di obbligare Apple a presentare i sorgenti del sistema operativo 1.1.1 (inclusi quelli del kernel e dei programmi utilizzati per realizzare l’aggiornamento) rilasciato giusto un mese prima, rendendo totalmente inutilizzabili e cancellando ogni dato dai dispositivi cui era stato effettuato il Jailbreak, oppure solamente lo sblocco operatore.
La cosa “curiosa” è che solamente poco tempo prima Jobs affermò che era “lavoro della compagnia creare ostacoli per evitare la modifica del sistema operativo. E’ il gioco del gatto e del topo: alcune persone tenteranno di rompere le barriere, è nostro compito evitare che lo facciano”  ed i possessori del melafonino vennero avvisati che il Jailbreak “viola il contratto di licenza del software e rende nulla la garanzia del telefono”.

La mozione presentata specifica che “nel caso non siano forniti i codici sorgenti, la possibilità di poter dimostrare la quantità dei telefoni colpiti da questo aggiornamento sarà decisamente ed ingiustamente compromessa”, visto che il termine ultimo per presentare lo status di “class-action” sarà l’8 gennaio 2010; alcuni documenti presentati a Ware certificano che vi sono stati degli incontri con dirigenti Apple e che questi, in data 20 agosto 2009, accettarono di fornire tutti i sorgenti necessari salvo poi ritrattare ed essere disposti a fornire solo la “baseband” e nient’altro adducendo ad autorizzazioni non ricevute da parte di Infineon, produttrice del chip “madre” del telefono.

Ormai il tempo stringe e le possibilità per queste persone di poter avere ciò che chiedono diminuiscono sempre di più.

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