FrecciaiPhone, ma gli utenti hanno capito su che treno sono saliti?

di Pietro Greco 222 views2

 Con le feste natalizie ho trascurato un po’ il mio iPhone e quando stamattina ho aperto App Store c’erano un po’ di aggiornamenti delle mie applicazioni. Come mio solito ho dato un’occhiata ai commenti degli utenti prima di aggiornare e ho notato che una delle app che avevo acquistato l’estate scorsa aveva una cinquantina di voti a 1 stella, parlo del Corriere della Sera.

Mi sono detto: “Chissà cosa avranno combinato al Corriere a ‘sto giro. In realtà assolutamente nulla, semplicemente, come avevano scritto nella descrizione dello scorso aggiornamento, da Gennaio sarà previsto un abbonamento per poter utilizzare gran parte delle funzioni presenti. Quello che mi ha colpito di più sono i commenti che ho letto e che mi hanno fatto pensare un po’. iPhone va come un treno, offrendo nuove bellissime possibilità, ma mi sembra che gli utenti, almeno per quello che leggo, non abbiano compreso a pieno che biglietto abbiano staccato.

Non voglio peccare di presunzione, ma leggendo quei commenti stamattina, non ho potuto evitare di pensare che molte applicazioni gratuite facciano più male che bene. Il concetto di fondo, che emergeva dal pensiero dei commentatori, è che un giornale si dovrebbe vergognare per aver chiesto il pagamento di un abbonamento.

Focalizziamoci su alcuni punti:

  • Fin dal principio era chiaro che  da Gennaio ci sarebbe stato un abbonamento.
  • L’applicazione è diventata gratuita per un breve periodo, come avviene per tante altre.

Nonostante questo, quasi tutti gli utenti gridavano allo scandalo per dover pagare un fee mensile per lo sblocco di tutte le funzioni dell’applicazione, senza il quale rimarrebbero utilizzabili solo la sezione Ultim’ora, Meteo e Foto del Giorno, quest’ultima a pagamento anche sul sito mobile.

Non è che voglia difendere il Corriere, ma credo, e sottolineo che è una mia opinione, che troppi utenti credano che dopo aver comprato iPhone tutto il resto debba venire gratuitamente. Quello che non mi spiego sono le applicazioni come iFart che, a pagamento, hanno venduto tantissimo, rimanendo fini a sé stesse, mentre per un servizio come un giornale (le applicazioni sono solo il mezzo, non il fine), che offre un servizio continuo debbano scatenarsi tante polemiche non  riconducibili a un mal funzionamento dell’applicazione.

Il pensiero che digitale significhi gratuito è sbagliato, soprattutto riguardo all’informazione. Produrre notizie costa, tempo e denaro. Utilizzare pubblicità, per rientrare dei costi, non è sempre possibile: è possibile inserire tutti gli spot che si vuole, ma se nessuno clicca e acquista i prodotti sponsorizzati, il mese successivo niente più inserzionisti.

A parte alcuni casi, solitamente chi produce ha interesse a soddisfare chi paga, per cui se siamo noi a pagare… o no?

Commenti (2)

  1. non l'avevo mai vista in quest'ottica, e forse in effetti è vero

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